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HOC VOBIS SIGNUM. I Divini Infanti di Santa Maria del Sasso

Cod. Art. ISBN 978-88-907738-3-9
25,00€
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Il catalogo della mostra tenutasi a Palazzo Niccolini (Bibbiena - Arezzo) dal 21 dicembre 2014 al 7 marzo 2015, è curato da Alessandro Grassi, Michel Scipioni e Francesco Traversi.


L'interesse per i Divini Infanti - statuette del piccolo Gesù eseguite in diversi materiali, perlopiù deperibili come cera, cartapesta e gesso - è più diffuso e radicato di quanto si creda, e tali manufatti possono vantare un invidiabile numero di estimatori.
Il nucleo dei manufatti esposto proviene dal monastero di San Domenico a Lucca, dove, nella seconda metà del Cinquecento nacque questa pratica grazie alle monache "artiste", le quali lavoravano nella "Pittoria" del monastero. Queste, e si tramandò, nel 1927, mediante il trasferimento delle religiose domenicane, al Santuario di Santa Maria del Sasso a Bibbiena.


Il catalogo vuole avviare i visitatori della mostra alla comprensione all'apprezzamento delle opere, accuratamente commentate nelle relative schede da Isabella Bigazzi. Per quanto riguarda i saggi che precedono le schede, essi vogliono inquadrare la produzione dei Bambinelli in un contesto più ampio. Padre Eugenio Zabatta ci introduce a riflettere sull'importanza del Natale - e sul ruolo del Presepe - nella spiritualità domenicana, sulla scorta della teologia propria dell'Ordine dei Predicatori. Di tali pensieri, il saggio di Francesco Traversi dà evidenza figurativa intessendo un percorso sulla rappresentazione del corpo assunto da Cristo nella Natività, ed offerto poi sulla Croce, con particolare riferimento all'ambito domenicano.
Nel contributo di Alessandro Grassi, quindi, si ripercorre l'avvio della produzione delle figure "di rilievo" nel monastero di San Domenico a Lucca, ravvisandone dapprima le analogie con le finalità didattiche delle "immagini" che, negli stessi tempi, si eseguivano a San Vincenzo a Prato, Il saggio di Michel Scipioni è un'originale messa a punto sulle tecniche di produzione dei Bambinelli praticate dalle monache in San Domenico a Lucca e poi a Santa Maria del Sasso: integrando le testimonianze materiali - quali stampi, occhi in pasta vitrea superstiti, e altri strumenti tuttora esistenti - con la tradizione che le religiose continuano ad osservare e tener viva.
Tradizione che, infine, viene confrontata da Tiziana Crivello con la produzione più nota dei Bambinelli siciliani: procedimenti tecnici e considerazioni iconografiche si incrociano, evidenziando al contempo affinità e divergenze tra le due situazioni regionali.


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