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CONVERSAZIONI IN VILLA

Cod. Art. ISBN 978-88-90773846
15,00€
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Il volume, curato da Michel Scipioni, raccoglie i testi di un ciclo di conferenze tenutosi lungo l’anno 2013 nella splendida cornice della Villa Medicea di Cerreto Guidi, i quali – pur arricchiti degli apparati che si convengono a una pubblicazione (note, illustrazioni, bibliografia) – vogliono tuttavia mantenere la freschezza e, in un certo senso, l’immediatezza dell’esposizione orale.

Non sarà un caso, allora, che ad aprire queste Conversazioni in Villa sia una riflessione di Claudio Di Benedetto sulle “parole” o – meglio – sul potere che hanno le parole, pronunciate, taciute o scritte, nella coscienza degli individui e della collettività.

Dalle “parole” si passa alle “cose” con gli interventi di Marino Marini e Marilena Tamassia, che – prendendo spunto dalla confluenza d’alcuni pezzi della raccolta dell’antiquario Stefano Bardini nel Museo Storico della Caccia e del Territorio presso la Villa di Cerreto Guidi – si soffermano rispettivamente su alcune tipologie di ceramiche e di mobili, oggetti sui quali troppo spesso, in passato, la Storia dell’arte ha taciuto, giudicandoli di secondaria importanza.

Il contributo di Mario De Gregorio ci riporta alle “parole”, in questo caso alle dispute – dapprima sostenute oralmente, poi date alle stampe – tra varie correnti di pensiero medico nel Cinquecento, partendo dalla singolare Lettera in difesa del popone del dottore empolese Leonardo Giachini.

E sono ancora le “parole” – stavolta di tenero amore coniugale, riportate alla luce da Elisabetta Mori tra le carte d’archivio – a far luce sulla vicenda di Isabella de’ Medici, figlia di Cosimo I, e di suo marito Paolo Giordano Orsini, accusato falsamente da certa storiografia settecentesca d’aver ucciso la consorte proprio nella villa di Cerreto Guidi, nel 1576.

Giusto pochi mesi avanti, nel 1575 – come ci rammenta il contributo di Maria Cristina Valenti – l’edificio cominciava ad assumere il suo inconfondibile aspetto mediante l’erezione delle rampe d’accesso, i cosiddetti “ponti”, che rivelano tutta la genialità dell’architetto Bernardo Buontalenti; di cui – dulcis in fundo (ed è proprio il caso di dirlo) – Giovanna Giusti ricorda l’ideazione di “ghiacciaie”, nonché il ruolo di regista nell’allestimento di memorabili banchetti per la corte medicea, nei quali, in chiusura, si servivano anche dei sorbetti.

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